
La normativa sull’esdebitazione ha segnato un passo importante nel riconoscimento di una seconda possibilità per il debitore civile. Il suo intento è chiaro: permettere a chi, per circostanze sfortunate o errori passati, si trova in una condizione di sovraindebitamento, di uscire dal tunnel attraverso un meccanismo legale che cancella i debiti non più sostenibili.
Tuttavia, c’è una domanda che il legislatore italiano non sembra essersi posto fino in fondo: è sufficiente cancellare il debito perché il debitore riparta davvero?
Nel sistema attuale, il debitore può ottenere l’esdebitazione senza che sia previsto alcun passaggio obbligatorio di educazione finanziaria. Nessuna formazione è richiesta prima, durante o dopo il procedimento. Gli Organismi di Composizione della Crisi svolgono un ruolo tecnico e certificativo, ma nessuno si occupa di rieducare finanziariamente il soggetto sovraindebitato.
Eppure, nella maggior parte dei casi, le situazioni di crisi non derivano da eventi esterni imprevedibili o ineluttabili. Al contrario, sono spesso la conseguenza di errori di gestione economica, scarsa pianificazione, incapacità di valutare la sostenibilità delle spese nel tempo. In altri termini, la mancanza di cultura finanziaria è un fattore determinante e ricorrente nelle situazioni di sovraindebitamento.
Nel sistema statunitense, l’esdebitazione (il discharge) è subordinata a due passaggi formativi obbligatori:
un corso di credit counseling prima della presentazione della domanda;
un percorso di debtor education prima del completamento della procedura.
È una scelta precisa, con un messaggio chiaro: non basta liberarsi dal debito, bisogna anche imparare a gestire il denaro per evitare di tornarci. E funziona. Il sistema americano integra giurisdizione e prevenzione, favorendo un effettivo reinserimento del soggetto nel circuito economico in modo più maturo e consapevole.
Chi lavora ogni giorno all’interno degli OCC sa bene che i debitori non sono quasi mai in malafede. Ma sa anche che non distinguono la disponibilità dalla sostenibilità, non gestiscono un bilancio familiare, e spesso ignorano concetti economici di base. Ecco perché occorrerebbe intervenire. Introdurre l’educazione finanziaria come fase obbligatoria del percorso di esdebitazione non è solo auspicabile: è necessario. Potrebbe trattarsi di: un modulo formativo breve ma obbligatorio prima dell’omologazione del piano o della liquidazione; un impegno formativo da completare entro un certo termine successivo alla procedura, come condizione di efficacia dell’esdebitazione
In conclusione, l’esdebitazione è un istituto prezioso e giusto. Ma, così com’è oggi, rischia di essere percepito come un colpo di spugna, anziché come un’occasione educativa. Un sistema che si limita a liberare senza insegnare non prepara, non responsabilizza, non previene.
È tempo di integrare la tutela giuridica con una formazione economica di base. Solo così la seconda possibilità sarà davvero un nuovo inizio, e non un’altra occasione mancata.