
Due recenti ordinanze della Cassazione (n. 8069/2024 e n. 6925/2025) ci ricordano un principio sempre più attuale: non tutte le scelte gestorie sono al riparo dalla responsabilità.
Certo, il principio dell’insindacabilità tutela la libertà d’impresa. Ma ha un limite chiaro: la ragionevolezza economica delle scelte compiute.
In altre parole: non si risponde per aver scelto una strategia non vincente, ma si può rispondere per aver agito con negligenza evidente. È il caso, ad esempio, di una vendita di beni sociali a valori irrisori, in assenza di urgenze, senza informare nemmeno il socio unico. Una condotta che svuota l’attivo, senza logica economica.
E quando mancano le scritture contabili, non ci si può rifugiare nel silenzio dei numeri: la Cassazione conferma che il danno può essere liquidato in via equitativa, ad esempio valutando la differenza tra il patrimonio netto all’inizio e alla fine della gestione.
Per chi gestisce oggi e per chi tutela domani (curatori, legali, advisor), il messaggio è chiaro:
✔ documentare le scelte
✔ motivarle in modo oggettivo
✔ non sottovalutare l’informazione al socio (anche unico)
✔ monitorare gli equilibri patrimoniali in modo continuo
Il confine tra gestione e mala gestio è sottile. E spesso lo si vede solo con il senno di poi.