Finanziamenti soci non giustificati e accertamento induttivo: orientamento della Cassazione e cautele per le imprese

L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 16904/2025 mette in guardia gli operatori economici: anche una contabilità formalmente regolare non mette al riparo da contestazioni fiscali se non è accompagnata da una sostanza economica dimostrabile. Il Fisco, forte dell’art. 39, co. 2, lett. d) D.P.R. 600/1973, può legittimamente guardare oltre le apparenze contabili e tassare come ricavi occulti quelli che in contabilità figurano come finanziamenti soci, qualora emergano gli indizi descritti (mancanza di delibere, incongruenze tra redditi e apporti, uso di contante, etc.). Le conseguenze per la società e per i soci possono essere molto gravose: non solo il recupero a tassazione dei maggiori utili con relative sanzioni, ma anche la possibile riqualificazione delle somme come utili extracontabili distribuiti ai soci (con ulteriore tassazione in capo a questi ultimi) e perfino segnalazioni sotto il profilo antiriciclaggio se i flussi finanziari appaiono anomali. In sostanza, il tentativo di “dopare” i conti sociali con capitali di dubbia provenienza rischia di tradursi in un boomerang, esponendo l’azienda a verifiche invasive e accertamenti induttivi difficilmente contestabili nel merito.
Il messaggio per imprenditori, professionisti e stakeholder societari è quindi chiaro: il formalismo (delibere, contratti, registrazioni contabili) è indispensabile ma non sufficiente. Occorre sin dall’inizio perseguire la massima trasparenza e consistenza sostanziale nelle operazioni di apporto di capitali in azienda. Ogni finanziamento dei soci dovrebbe essere pianificato e documentato come se dovesse essere scrutinato dall’Amministrazione finanziaria: ciò significa avere ex ante “le carte in regola” e poter dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, da dove provengono i fondi e per quale motivo economico sono stati versati in società. Solo operazioni limpide nella forma e nella sostanza mettono al sicuro da rilievi futuri – scongiurando l’accusa di aver occultato utili – e consentono di affrontare eventuali controlli fiscali con la necessaria serenità. In definitiva, questa recente pronuncia di legittimità rappresenta un invito pressante a coltivare una cultura aziendale improntata alla correttezza sostanziale e alla coerenza finanziaria, dove la fiducia del Fisco viene guadagnata (e mantenuta) attraverso comportamenti tracciabili, documentati e congrui con la reale capacità economica dei soggetti coinvolti.

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